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(La battaglia del Little Bighorn, RaiUno)
CUSTER
SUGLI INDIANI E SULLE RISERVE:
Confrontando l'indiano libero, impareggiabile cacciatore e guerriero, che vive nella terra che la natura gli ha donato e l'indiano delle riserve che, in base ad una condizione per così dire privilegiata, se ne sta seduto aspettando gli aiuti statali, noteremo che quest'ultimo ha perso molte delle qualità che allo stato primitivo tendevano a nobilitarlo; in parte a causa sua e in parte a causa del viso pallido. Pertanto c'è un grande antagonismo tra l'indiano nel suo essere e l'individuo in cui l'uomo bianco vorrebbe trasformarlo. La natura lo ha destinato a vivere da uomo selvaggio pertanto ogni tentativo di civilizzazione lo spegne gradualmente arrivando a privarlo della sua identità.
Ammiro Satanta (capo Kiowa) per la sua ferma opposizione ad abbandonare lo stile di vita tradizionale per una esistenza tranquilla e senza emozioni all'interno di una riserva indiana. Se io fossi un indiano, penso spesso che preferirei certamente dividere la mia sorte con quella parte del mio popolo che è legata alle libere, aperte pianure piuttosto che accettare i limiti ristretti un a riserva, ove diventare il destinatario dei beati vantaggi della civilizzazione con l'aggiunta dei suoi vizi, distribuiti senza limiti e misura.
SULL'ESPANSIONE AD OVEST
lettera del Maggio 1867: Ho scritto recentemente una lettera molto forte contro una eventuale guerra indiana, descrivendo più duramente che ho potuto, i seri risultati che essa potrebbe portare....mettendo fine ai treni sulla Overland Route, interferendo con il lavoro sulla Ferrovia del Pacifico, Tutto questo potrebbe portare ad una calamità nazionale. Ho giudicato i recenti oltraggi, subiti dagli indiani, come il lavoro di piccoli gruppi di giovani ansiosi di avventurarsi in una guerra. Ho detto che la fuga indiana, è probabilmente dovuta alla paura che essi hanno delle nostre forze. Ho concluso con la speranza che la mia opinione, sia ricevuta e compresa; e che se ci sarà una guerra indiana, nessuno sarà più determinato di me, a condurre una guerra di sterminio. Ma secondo me non c'è nessuna giustificazione per dichiarare una guerra.
lettera dell'Ottobre 1863: In tutte le città che attraverso, ho visto qualcosa da ammirare e sono molto colpito dall'ingenuità e dall'intento dell'uomo di migliorare ciò che la natura ha reso meraviglioso.
lettera: Il tempo è molto bello, sembra sia primavera. I contadini stanno tagliando i lunghi fili d'erba e i numerosi fiori. Sui campi crescono molti pomodori, lattughe e ravanelli.
lettera del Giugno 1864:Sento il bisogno di ripetere al mio amore, che lei è il mio tutto e che, se il destino vorrà la mia morte, se il mio paese ha bisogno della mia morte, la mia ultima preghiera sarà per lei, il mio ultimo respiro dirà il suo nome, e che il Paradiso non sarà Paradiso finchè non saremo li insieme.
lettera del Maggio 1867:Non ti ho sposato perchè tu viva in una casa e io in un'altra. Un letto deve ospitarci entrambi.
IL GENERALE E LE TRUPPE
lettera dell'Ottobre 1863: Sono arrivato la scorsa sera e sono stato ben ricevuto. Sento che qui, circondato dalla mia piccola banda di eroi, sono amato e rispettato. A volte penso alla grande responsabilità che ho sulle spalle, ai molti uomini che sono affidati alla mia custodia, alla felicità delle famiglie che dipende dalle mie decisioni e dai miei giudizi e penso che più tempo passa più la responsabilità mi sembra maggiore. Ciò non è dovuto a un mio concetto egoistico. Io cerco di non avere pretese ingiuste, di non supporre niente finchè non sono sicuro sia vero.
lettera dell'Aprile 1876: Una ragione per cui desidero lasciare questo incarico è che i miei compiti sono sempre più gravosi. Gli ufficiali che prima avevano una certa influenza sulle truppe sono lieti di sottostare al mio comando ma io sto molto attendo di non abusare di questa condizione.
lettera del Marzo 1862:Essi (un giornale ribelle) scrivono che io avevo 500 uomini. Ne avevo 50.(...)Hanno detto che i nemici hanno ucciso 40 uomini e preso 100 prigionieri. La verità è invece di 3 morti e nessun prigioniero.
LITTLE BIGHORN
Dopo la disfatta, Crook,
fu costretto alla ritirata mentre altre colonne militari si misero in marcia
verso la zona del Powder. Il piano del Gen. Terry era di accerchiare gli
indiani prendendoli tra due fuochi cioè tra il reggimento di Gibbon (fanteria)
e quello di Custer (Cavalleria). Strategia errata se si considera:
1-la grande mobilità degli indiani,
2-i bianchi non conoscevano l'esatta ubicazione del villaggio,
3-i bianchi non conoscevano la consistenza del villaggio.
Il 22 giugno 1876 Terry inviò a Custer un ordine scritto con il quale lo invitava a dirigersi a monte del fiume Rosebud seguendo le tracce degli indiani senza tuttavia menzionare il comportamento da tenere in caso di avvistamento del nemico. Il 22 giugno il 7° Cavalleria lasciò il campo, posto alla foce del Rosebud, dirigendosi verso sud. Il 24 mattina mentre Figlio della Stella Mattutina (così Custer era chiamato dagli indiani) si stava lasciando dietro il Rosebud, i suoi scout che costituivano l'avanguardia videro un gruppo di esploratori o cacciatori Sioux e riferirono al Tenente Colonnello che gli odiati nemici si erano diretti verso lo spartiacque tra il Rosebud e il Little Big Horn. Nel primo mattino del 25 gli scout Absaroka avvistarono l'accampamento situato nella valle del Little Big Horn. Dopo essersi consultato con le sue guide indiane sulla migliore strategia da seguire Figlio della Stella Mattutina decise di restare al riparo per tutto il 25 prospettando un attacco per la giornata successiva, tuttavia, l'avvistamento di un gruppo di indiani, forse in fuga, lo costrinse ad attaccare in anticipo senza tener conto degli avvertimenti degli scout sulla reale consistenza del villaggio che negli ultimi tempi si era molto rafforzato. Dopo aver marciato, a mezzogiorno il reggimento si fermò e Custer diede le ultime disposizioni per l'uscita dalle colline e divise i suoi soldati in 3 colonne, una sotto il suo comando, l'altro sotto il comando del maggiore Reno e una con a capo il Cap. Benten (secondo i soliti usi della cavalleria) per attaccare da più parti il campo indiano. A questo punto dobbiamo trattare la battaglia separatamente per i 3 contigenti:
BENTEEN
Non sapendo l'esatta ubicazione del villaggio indiano Custer diede ordine a Benten di effettuare con il suo battaglione una ricognizione per localizzare gli ostili. Questa spedizione fu svolta ad un ritmo molto lento (forse anche per aspettare i carri delle provviste) lasciando le truppe distanziate rispetto a quelle di Custer e Reno. Quando il capitano rientrò nella pista percorsa dal suo comandante ricevette un messaggio di Figlio della Stella Mattutina ove questi gli diceva di avanzare con i suoi soldati perchè aveva trovato un villaggio nemico e si accingeva ad attaccarlo (ma la velocità di marcia rimase la stessa). Verso le 16 giunse al capitano un altro messaggio ove il Tenente Colonnello gli chiedeva di affrettarsi e di portare le munizioni, poco dopo Benten giunse sulle colline che circondavano il Little Big Horn e vedendo il battaglione di Reno in difficoltà con gli indiani alle calcagna decise di fermarsi ad aiutarlo contravvenendo all'ordine di Custer.
LA BATTAGLIA DI RENO
Dopo aver inviato Benten in esplorazione Custer proseguì lungo il torrente "Ash" e dopo una breve pausa ordinò al maggiore Reno di avanzare . La maggior parte degli esploratori indiani era con Reno e aveva il compito di catturare le mandrie di cavalli, riducendo di conseguenza la grande mobilità dei nemici. Verso le 15 gli scout cominciarono a dare la caccia ai Sioux fuori dal campo e le compagnie di Reno attaccarono il villaggio Hunkpapa (il più meridionale dell'accampamento) cogliendolo di sorpresa e uccidendo numerose persone mentre la gente fuggiva in preda al panico. Intanto Toro Seduto riuscito a radunare i suoi uomini diede inizio al contrattacco fermando l'avanzata di Reno. Col passare del tempo giunsero numerosi guerrieri dagli altri campi costringendo le giacche blu alla ritirata verso il bosco che costeggiava il fiume ma parte degli indiani riuscì ad infiltrarsi nella boscaglia e ad arrivare a a sparare contro il comando di Reno che dopo aver visto il suo scout Coltello Insanguinato ucciso, fu preso dal panico e scappò dal bosco senza dir nulla, seguito dai soldati della compagnia M e della A mentre la G essendo più a Nord non capì cosa stesse succedendo e circondata dai nemici fu distrutta con pochi superstiti. I resti del battaglione di Reno riuscirono ad attraversare a fatica il Little Big Horn e a disporsi su una collina per "trincerarsi" mentre poco dopo Benten viste le condizioni del battaglione del maggiore decise di prendere posizione li con i carri delle munizioni destinate a Custer.
LA BATTAGLIA DI CUSTER
Dopo essersi separato da Reno, Custer proseguì con il suo reggimento per riuscire ad accerchiare i nemici ma giunto su una collina ebbe un'ottima visuale del villaggio e si accorse di aver commesso un errore di valutazione circa il numero dei nemici e aveva altresì sbagliato a dividere le sue forze. Figlio della Stella Mattutina inviò il trombettiere Giovanni Martini da Benten con l'ordine di far presto e di portare le munizioni. In seguito il reparto tagliò per una gola e risalì attraverso una stretta fenditura che portava al fiume cominciando ad attraversarlo vedendo l'esiguo numero dei pellerossa, dato che la maggior parte dei guerrieri era occupata contro Reno. Carpendo il pericolo di essere circondati dai soldati, alcuni Cheyenne e Lakota che erano ancora da quella parte del villaggio, cominciarono a tener testa ai soldati impedendogli di attraversare il fiume. Capendo l'impossibilità di attraversare il fiume da quella parte dato l'arrivo di altri guerrieri dal fronte di Reno. Il tenente colonnello vedendo la disfatta del maggiore Reno, decise quindi di attraversare il fiume in un'altro guado di fronte al campo Cheyenne proseguendo la sua avanzata nonostante fosse circondato dai nemici. Poco dopo i bianchi si ritrovarono a dover combattere per salvarsi la pelle e cercavano di raggiungere una collina abbastanza alta da garantire loro un certo riparo. Ad un certo punto della battaglia Tashunka Witko (Cavallo Pazzo) con alcune centinaia di guerrieri aggirò la cima della collina (e di conseguenza il reparto di Custer) e le giacche blu si ritrovarono circondate su tutti i fronti e furono tutte uccise.
FINE
Reno e Benten rimasti asserragliati sulla collina, raggiunti in seguito dalle salmerie, non riuscirono a raggiungere Custer, dato che dopo aver distrutto il battaglione del Tenente Colonnello i pellerossa si riversarono sul loro fronte. I bianchi scavarono delle trincee e gli indiani vista l'impossibilità di assalirli data la posizione sfavorevole, preferirono assediarli cercando di prenderli per fame. Il 27 giugno, gli indiani scapparono poichè arrivarono sul campo Terry e Gibbon e liberarono i pochi superstiti del 7° cavalleria che contava 263 morti e 53 feriti tra ufficiali,soldati e civili. Gli indiani subirono 50 caduti e 200 feriti..
-- Lorenzo Gabanizza membro della Little Big Horn Association e cantante. -- http://www.lbhbtt.altervista.org
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La caccia era durata poco per la pattuglia dei bersaglieri sulle tracce di Orsini. In una capanna, sotto la paglia, vengono trovati proclami, ricevute di denaro, nomi di simpatizzanti e fiancheggiatori !!. Anche i fratelli Bronzetti subirono per questo il carcere con l'accusa di sedizione. La giustizia sarda era di manica larga: 9 mesi dopo infatti, il 13 maggio 1854, alla foce del Magra, ritroviamo Orsini coi soliti problemi di organizzazione o meglio di disorganizzazione. Scaricate le armi alcuni congiurati, giunti anzitempo, dichiarano di non voler fare la fine dei fratelli Bandiera. E' necessario nascondere le armi. I movimenti sospetti di gente in una zona spesso frequentata da contrabbandieri, insospettisce il guardacoste. Da Sarzana parte un plotone di bersaglieri e per i congiurati, è di nuovo un fallimento. Felice Orsini questa volta si salva dall'arresto. Nato a Meldola di Forlì
nel 1819, ragazzo ben piantato, donnaiolo impenitente, a 17 anni
era già inseguito dalla polizia per aver ucciso il cuoco di casa
dello zio Orso. Omicidio da imputare a questioni di tresche amorose.
Due donne lo nascosero. Lo zio Orso grande amico del Vescovo Mastai
Ferretti, futuro papa, gli ottiene l'ammissione al Seminario. La sua
vita in collegio dura poco perchè altre due donne e l'assenza di
vocazione saranno causa della sua espulsione.
La sua sfortunata carriera di terrorista si arresta quindi a Hermannstadt (Austria) alla fine del 1854. Interrogato da giudici di lingua italiana, cela la sua vera identità ed afferma di essere, dopo una parentesi amorosa, in viaggio per la Crimea come volontario (Esisteva una legione Italo-Inglese di mercenari). I giudici perspicaci e testardi riescono a smascherarlo e a scoprire un complotto anti-austriaco in cui era coinvolto. Quando gli si aprirono le porte del carcere di Mantova, rischiava seriamente di fare la fine dei martiri di Belfiore. Entrato nelle grazie del capocarceriere e, ancora di più, in quelle della di lui moglie, ottenne un trattamento di riguardo con cibo che veniva dall'esterno, tacchine farcite di lime e tinche al forno legate con spago. Arrivavano da fuori oltre che denari, anche droghe con le quali l'Orsini cercò di addormentare l'intero corpo di guardia in vari esperimenti parzialmente falliti. Rimesso in cella di rigore, il 29 marzo 1856 segava le sbarre e si calava (volava) oltre il fossato. Avevano collaborato la moglie del capocarceriere Tirelli, del secondino Frizzi, e una signora irlandese (O'Meara) che l'aveva fatto prelevare, zoppicante per il salto, sotto le mura del carcere. Radetzky chiese rapporti a tutti i posti di polizia. Da Pizzighettone "Una carrozza aveva rotto il timone, sostituito con uno della fortezza. La signora e il distinto signore si erano offerti di pagarlo. Poichè il regolamento impediva di ricevere soldi, si chiedeva a quale capitolo di spesa della polizia doveva essere imputato !!!."
L'Orsini e l'Irlandese,
grazie all'aiuto degli Austriaci, erano ormai uccel di bosco.
Neanche la primula rossa era riuscita a tanto. La notizia, come
consuetudine, fece il giro del mondo sui giornali facendo fare agli
austriaci una brutta figura. Da Londra gli offrirono di scrivere le
sue memorie: con 56 sterline d'acconto si mise all'opera. Scrisse
al Cavour di poter servire come regolare (presumibilmente nei
Servizi Segreti ); la sua fede Mazziniana era ormai spenta.
All'alba del 13 marzo 1858, i due soli condannati (Pieri e Orsini, gli altri due Di Rudio e Gomez verranno graziati) si avviavano al patibolo. Questo non era uno scherzo del poi si fugge. Pieri, romagnolo come lui, era ubriaco fradicio e cantava ad alta voce. Felice lo apostrofò in dialetto per zittirlo. Vestiva una tunica bianca. Si volse al pubblico parigino e gridò "Viva l'Italia, viva la Francia" Coloro che erano accorsi per vedere il suo sangue maledetto, si tolsero il cappello. Il testamento e la sua ultima lettera all'imperatore dei Francesi arrivarono alla Gazzetta Ufficiale Piemontese con invito di Napoleone a renderla pubblica. Vittorio Emanuele dal ritiro di Pollenzo " Una volta si diceva " i morti non contano più", tutto cambia, che tempi!"
Il 7° cavalleria di George Armstrong Custer
Count Carlo Di Rudio of Belluno was one of three Italian terrorists who threw bombs at Napoleon III's carriage in Paris in 1858. He then came to the U.S. where he became a captain in Custer's 7th United States Cavalry. Di Rudio was not present when the regiment was decimated at Little Big Horn. Come altri 5 italiani fra cui il trombettiere John Martin (al secolo Giovanni Martini), partecipa alla battaglia di Little Bighorn del 1876 contro gli indiani di Toro Seduto e si salva perchè non è nella colonna assalita di Custer.
1st Lt. Charles Camillus
DeRudio (aka*
in Italy Count Carlo Camillo (di) Rudio) of Company A
Private Frank Lombard or
Lombardy (aka Francesco Lombardi) of the regimental band -- http://digilander.libero.it/fiammecremisi/approfondimenti/orsini.htm |